COSA È LA DISERGOLAZIONE EMOTIVA?

Introduzione al concetto di disregolazione emotiva 

Pubblicato il 10.03.2025, a cura di Chiara Zanotelli e Tarcisio Sartori 

Negli ultimi decenni, l’interesse per la disregolazione emotiva è aumentato notevolmente all’interno della comunità scientifica, poiché essa risulta correlata a diverse problematiche di natura psicologica e relazionale. In particolare, numerosi studi sottolineano come la difficoltà di regolare adeguatamente le proprie emozioni possa contribuire allo sviluppo e al mantenimento di disturbi mentali e di difficoltà interpersonali, influenzando in modo significativo la qualità di vita delle persone (Gratz & Roemer, 2004; Gross, 1998).

 

Il concetto di disregolazione emotiva è strettamente legato a quello di regolazione emotiva, intesa come il processo attraverso cui un individuo modula l’intensità, la durata e l’espressione delle proprie emozioni per adattarsi all’ambiente e agli stimoli interni ed esterni (Gross, 2015). Quando si verifica una disregolazione emotiva, si assiste a un'interruzione della stabilità interna dei processi mentali, con un impatto significativo sulla regolazione dell’interazione tra cervello, mente, corpo e ambiente (Lazarus & Folkman, 1984). Dunque, la disregolazione emotiva implica una difficoltà nel regolare l’intensità, la durata e l’espressione delle emozioni, con conseguenti problemi nel controllo dell’impulsività e nell’adattamento sociale (Gross, 2015).

 

Secondo Berking e Wupperman (2012), la disregolazione emotiva si manifesta attraverso:

 

  1. Iperreattività emotiva: risposte emotive intense e sproporzionate rispetto al contesto.
  2. Difficoltà nella modulazione delle emozioni: incapacità di ridurre l'intensità degli stati emotivi negativi.
  3. Mancanza di strategie adattive: uso di strategie disfunzionali (evitamento, soppressione emotiva, abuso di sostanze) invece di meccanismi regolatori efficaci.
  4. Persistenza degli stati emotivi negativi: difficoltà a ritornare a uno stato emotivo neutro dopo un'esperienza stressante.
  5. Compromissione del funzionamento interpersonale: difficoltà nel gestire le emozioni all’interno delle relazioni sociali e lavorative.

La finestra di Tolleranza 

 

Uno dei modelli più influenti per comprendere la disregolazione emotiva è quello della Finestra di Tolleranza, sviluppato dal neuropsichiatra Daniel J. Siegel (1999). Questo concetto descrive lo spazio ottimale in cui un individuo è in grado di regolare efficacemente le proprie emozioni e rispondere in modo adattivo agli stimoli interni ed esterni.

 

Secondo Siegel (2012), quando una persona si trova all’interno della propria finestra di tolleranza, è in grado di gestire lo stress e le emozioni senza sentirsi sopraffatta. È del tutto normale oscillare all’interno della finestra di tolleranza. Tuttavia, quando il livello di arousal supera i limiti superiori o inferiori di questa finestra, si verifica uno stato di disregolazione emotiva, cadendo in due stati estremi: 

 

  1. Iperarousal (iperattivazione): Stato di sovraeccitazione del sistema nervoso, caratterizzato da ansia, panico, rabbia, ipervigilanza e reazioni impulsive. Le persone in questo stato possono avere difficoltà a calmarsi e gestire le proprie emozioni (Siegel, 1999).

 

  1. Ipoarousal  (ipoattivazione): Stato di sottostimolazione del sistema nervoso, associato a dissociazione, apatia, depressione e senso di disconnessione emotiva. Questo stato è comune nelle persone che hanno subito traumi e che sviluppano strategie di evitamento per proteggersi dal dolore emotivo (Ogden, Minton, & Pain, 2006).

In questa prospettiva, il disagio psichico deriverebbe da un’alterazione del livello di attivazione neurofisiologica, in cui il problema principale risiede nell’incapacità di adottare strategie di regolazione emotiva adeguate. 

 

Caratteristiche nucleari di chi sperimenta disregolazione emotiva

 

In presenza di disregolazione emotiva, è possibile individuare un insieme di caratteristiche ricorrenti che interessano il profilo emotivo, cognitivo e comportamentale della persona. Questi tratti distintivi consentono di comprendere meglio le modalità con cui la disregolazione emotiva incide sul funzionamento psicologico e sulla qualità di vita dell’individuo.

 

Profilo emotivo

 

  1. Elevata reattività emotiva: Le persone con disregolazione emotiva tendono a sperimentare intense oscillazioni emotive, passando rapidamente da stati di calma a stati di forte attivazione affettiva (Gratz & Roemer, 2004; Linehan, 1993).

 

  1. Difficoltà nella modulazione degli stati affettivi: È spesso presente una limitata capacità di ridurre o calmare la propria attivazione emotiva, con conseguenti vissuti di sopraffazione e stress cronico (Cole et al., 1994).
  2. Bassa tolleranza alla frustrazione: Chi vive una disregolazione emotiva tende a percepire la frustrazione come insopportabile, con un incremento di ansia, rabbia o tristezza in situazioni che richiedono pazienza o attesa (Gratz & Roemer, 2004).

 

Profilo cognitivo

 

  1. Distorsioni cognitive: Può emergere un pattern di interpretazione negativa degli eventi, con sovrastima delle minacce e attribuzione di significati catastrofici a situazioni neutre o ambigue (Beck et al., 1979).

 

  1. Difficoltà nell’attenzione e nella concentrazione: L’eccessiva attivazione emotiva e l’impulsività possono compromettere la capacità di focalizzare l’attenzione, influenzando negativamente l’apprendimento e la risoluzione di problemi (Gross, 1998).

 

  1. Autoconsapevolezza emotiva ridotta: Secondo alcuni studi, la disregolazione emotiva è correlata a una limitata capacità di riconoscere e comprendere i propri stati interni, ostacolando la messa in atto di strategie di regolazione adeguate (Gratz & Roemer, 2004; Koole, 2009).

 

Profilo comportamentale

 

  1. Impulsività: Uno dei tratti più evidenti è la difficoltà a inibire azioni immediate in risposta a emozioni intense, che può tradursi in condotte disfunzionali come aggressività verbale o fisica, abuso di sostanze o auto-danneggiamento (Linehan, 1993; Gratz & Roemer, 2004).

 

  1. Evitamento o fuga dalle emozioni: Alcuni individui cercano di allontanarsi dalle esperienze emotive avvertite come insostenibili, adottando comportamenti di evitamento che possono includere ritiro sociale, uso di sostanze o comportamenti di dipendenza (Gross, 1998).

 

  1. Bassa persistenza nel perseguire obiettivi: Le fluttuazioni emotive e l’impulsività possono compromettere la motivazione a lungo termine, portando a interruzioni frequenti di progetti e attività (Koole, 2009).

 

 

Quali emozioni risultano più frequentemente coinvolte nei processi di disregolazione emotiva?

 

La letteratura scientifica mette in evidenza come la disregolazione emotiva possa riguardare un’ampia gamma di emozioni, sebbene alcuni studi sottolineino con maggior frequenza le difficoltà nel regolare rabbia, tristezza, paura/ansia e vergogna (Aldao et al., 2010; Koole, 2009; Linehan, 1993). 

In definitiva, rabbia, tristezza, paura/ansia e vergogna sono le emozioni per ora più studiate e associate ai processi di disregolazione emotiva, con la forte tendenza ad innescare circoli viziosi di reazione affettiva e cognitiva se non adeguatamente riconosciute e gestite

 

 

 

Quali sono le strategie messe in atto da chi sperimenta disregolazione emotiva?

 

La capacità di regolare in modo efficace gli stati affettivi si fonda sull’utilizzo di strategie di regolazione emotiva adeguate, mentre l’impiego ricorrente di strategie inadeguate (o maladattive) è tipico di chi sperimenta disregolazione emotiva (Berking & Wupperman, 2012; Campbell-Sills & Barlow, 2007; Nolen-Hoeksema & Watkins, 2011).

 

Strategie di regolazione emotiva inadeguate o disfunzionali

 

  1. Ruminazione
    • Consiste nel focalizzare ripetutamente l’attenzione sui contenuti negativi dell’esperienza emotiva, senza avviare processi risolutivi (Nolen-Hoeksema & Watkins, 2011).
    • Tale meccanismo amplifica l’intensità e la persistenza degli stati affettivi spiacevoli, incrementando il rischio di sintomi ansiosi e depressivi.
    •  
  2. Evitamento esperienziale
    • Comprende l’evitare situazioni o emozioni ritenute spiacevoli, spesso tramite distrazioni, isolamenti o fughe emotive (Garnefski et al., 2001).
    • Nel lungo periodo, l’evitamento può cronicizzare la disregolazione, poiché i problemi sottostanti non vengono affrontati in modo diretto.
    •  
  3. Soppressione emotiva
    • Rappresenta il tentativo di inibire o nascondere la reazione affettiva, riducendo l’espressione esterna dell’emozione ma non il suo impatto interno (Berking & Wupperman, 2012).
    • Diversi studi rilevano che la soppressione prolungata si associa ad aumento dell’attivazione fisiologica e a maggiore stress psicologico.
    •  
  4. Catastrofizzazione e autocritica
    • Coinvolge valutazioni estreme e negative di eventi o di sé, alimentando sentimenti di impotenza, disperazione o colpa (Nolen-Hoeksema & Watkins, 2011).
    • Questo atteggiamento cognitivo perpetua la disregolazione, ostacolando il ricorso a strategie costruttive.

 

Strategie di regolazione emotiva adeguate o funzionali

 

  1. Ristrutturazione cognitiva (reappraisal)
    • Comporta il riconsiderare un evento o una situazione in termini meno minacciosi o più funzionali, riducendo l’intensità dell’emozione negativa (Garnefski et al., 2001).
    • Favorisce una prospettiva più equilibrata e flessibile, promuovendo un migliore adattamento.
    •  
  2. Accettazione
    • Implica il riconoscimento e la tolleranza degli stati affettivi, senza tentare di sopprimerli o giudicarli (Campbell-Sills & Barlow, 2007).
    • Questa disposizione consente di ridurre l’ansia legata all’esperienza emotiva, facilitando l’elaborazione e la successiva risoluzione del disagio.

 

 

  1. Problem solving
    • Comporta l’analisi attiva di situazioni stressanti e la ricerca di soluzioni concrete (Berking & Wupperman, 2012).
    • Incrementa la percezione di controllo e favorisce strategie di coping più efficaci, limitando la tendenza a reazioni emotive estreme.
    •  
  2. Mindfulness e auto-osservazione
    • Prevede l’attenzione intenzionale e non giudicante al momento presente, aiutando l’individuo a osservare i propri pensieri ed emozioni senza esserne travolto (Campbell-Sills & Barlow, 2007).
    • Ricerche empiriche mostrano che la mindfulness migliora la capacità di autoregolazione, riducendo l’impulsività e il ricorso a condotte disfunzionali.

In quest’ottica, gli interventi terapeutici mirano a incrementare l’impiego di strategie adattive, offrendo strumenti e tecniche che favoriscano una gestione più efficace delle emozioni.

 

 

Conclusioni

 

Le cause della disregolazione emotiva, che approfondiremo meglio in seguito, sono molteplici e possono includere fattori genetici, esperienze traumatiche, disregolazione neurobiologica e difficoltà nell'apprendimento di strategie di coping efficaci (Davidson & Begley, 2012).

A livello neurobiologico, la disregolazione emotiva è associata a un funzionamento alterato di circuiti cerebrali che coinvolgono l’amigdala, la corteccia prefrontale e il cingolo anteriore, strutture cruciali per il riconoscimento, l’elaborazione e il controllo delle emozioni (Etkin, Büchel, & Gross, 2015).  Dal punto di vista clinico è considerata un fattore transdiagnostico, ovvero un elemento comune a diversi disturbi psicologici, tra cui il disturbo borderline di personalità (DBP), il disturbo da stress post-traumatico (PTSD), il disturbo bipolare, l’ansia, la depressione (Aldao, Nolen-Hoeksema, & Schweizer, 2010) e alcune condizioni neuropsichiatriche come il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) (Gross, 2015). 

La finalità di questa rassegna, oltre a fornire informazioni aggiornate e chiari riferimenti bibliografici in merito alla disregolazione emotiva, è quella di esaminare un quesito che, al giorno d’oggi, riveste un’importanza crescente all’interno della comunità scientifica: la disregolazione emotiva costituisce un precursore o un sintomo del disagio psicologico?

Per rispondere a questo interrogativo, verranno prese in esame le evidenze scientifiche disponibili, con l’intento di stimolare nuovi spunti di riflessione e confronto.

Bibliografia

  • Aldao, A., Nolen-Hoeksema, S., & Schweizer, S. (2010). "Emotion-regulation strategies across psychopathology: A meta-analytic review." Clinical Psychology Review, 30(2), 217-237.
  • Beck, A. T., Rush, A. J., Shaw, B. F., & Emery, G. (1979). Cognitive Therapy of Depression. Guilford Press.
  • Berking, M., & Wupperman, P. (2012). "Emotion regulation and mental health: Recent findings, current challenges, and future directions." Current Opinion in Psychiatry, 25(2), 128-134.
  • Campbell-Sills, L., & Barlow, D. H. (2007). Incorporating emotion regulation into conceptualizations and treatments of anxiety and mood disorders. In J. J. Gross (Ed.), Handbook of emotion regulation (pp. 542–559). Guilford Press.
  • Cole, P. M., Michel, M. K., & Teti, L. O. (1994). The development of emotion regulation and dysregulation: A clinical perspective. Monographs of the Society for Research in Child Development, 59(2-3), 73–100.
  • Davidson, R. J., & Begley, S. (2012). The Emotional Life of Your Brain. New York: Hudson Street Press.
  • Etkin, A., Büchel, C., & Gross, J. J. (2015). "The neural bases of emotion regulation." Nature Reviews Neuroscience, 16(11), 693-700.
  • Garnefski, N., Kraaij, V., & Spinhoven, P. (2001). Negative life events, cognitive emotion regulation, and emotional problems. Personality and Individual Differences, 30(8), 1311–1327.

 

  • Gratz, K. L., & Roemer, L. (2004). Multidimensional assessment of emotion regulation and dysregulation: Development, factor structure, and initial validation of the Difficulties in Emotion Regulation Scale. Journal of Psychopathology and Behavioral Assessment, 26(1), 41–54.
  • Gross, J. J. (1998). The emerging field of emotion regulation: An integrative review. Review of General Psychology, 2(3), 271–299.
  • Gross, J. J. (2015). Handbook of Emotion Regulation (2nd ed.). New York: Guilford Press.
  • Koole, S. L. (2009). "The psychology of emotion regulation: An integrative review." Cognition and Emotion, 23(1), 4-41.
  • Lazarus, R. S., & Folkman, S. (1984). Stress, Appraisal, and Coping. New York: Springer.
  • Linehan, M. M. (1993). Cognitive-Behavioral Treatment of Borderline Personality Disorder. New York: Guilford Press.
  • Nolen-Hoeksema, S., & Watkins, E. (2011). A heuristic for developing transdiagnostic models of psychopathology explaining multifinality and divergent trajectories. Perspectives on Psychological Science, 6(6), 589–609.
  • Ogden, P., Minton, K., & Pain, C. (2006). Trauma and the Body: A Sensorimotor Approach to Psychotherapy. New York: Norton.
  • Siegel, D. J. (1999). The Developing Mind: How Relationships and the Brain Interact to Shape Who We Are. New York: Guilford Press.
  • Siegel, D. J. (2012). The Mindful Brain: Reflection and Attunement in the Cultivation of Well-Being. New York: W.W. Norton & Company.

 

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