COSA È LA DISERGOLAZIONE EMOTIVA?
EVOLUZIONE STORICA DEGLI STUDI SULLA DISREGOLAZIONE EMOTIVA
Pubblicato il 10.03.2025, a cura di Chiara Zanotelli e Tarcisio Sartori
Nel corso del tempo, il concetto di disregolazione emotiva ha subito un’evoluzione significativa, rispecchiando i cambiamenti nelle prospettive teoriche e metodologiche della ricerca psicologica.
Anni ’90: Le prime sistematizzazioni del costrutto
Cole, Michel e Teti (1994) hanno proposto uno dei primi approcci espliciti alla comprensione dei processi di regolazione e disregolazione emotiva in ambito evolutivo, sottolineando come tali processi si sviluppino fin dall’infanzia e possano essere influenzati da fattori ambientali e relazionali (Cole et al., 1994). Nello stesso periodo, si è consolidata l’idea che la capacità di regolare gli stati affettivi rappresenti un elemento cruciale per il benessere psicologico.
Parallelamente, i lavori di Linehan (ad es. Linehan et al., 1991) hanno contribuito a gettare le basi per un’interpretazione della disregolazione emotiva come nucleo centrale in alcuni disturbi di personalità, in particolare il disturbo borderline. L’attenzione si è focalizzata sull’impulsività e sull’iper-reattività emotiva, evidenziando come tali aspetti possano determinare difficoltà interpersonali e condotte autodistruttive.
Fine anni ’90: Il consolidamento della ricerca sull’emotion regulation
Gross (1998) ha pubblicato una revisione ampiamente citata, in cui descriveva i principali modelli teorici e le strategie di regolazione emotiva, integrando dati provenienti dalla psicologia sperimentale, clinica e cognitiva. Sebbene l’articolo di Gross si focalizzasse soprattutto sulle strategie di regolazione (più che sulle forme di disregolazione), i meccanismi identificati (ad es. la ristrutturazione cognitiva e la soppressione espressiva) hanno fornito un solido quadro di riferimento per la comprensione di ciò che accade quando tali strategie falliscono o risultano inadeguate.
Anni 2000: La formalizzazione della “disregolazione emotiva”
Gratz e Roemer (2004) hanno proposto la “Difficulties in Emotion Regulation Scale” (DERS), uno strumento di valutazione multidimensionale che ha contribuito in modo determinante a chiarire i diversi aspetti della disregolazione emotiva (ad es. difficoltà di consapevolezza emotiva, di accettazione degli stati emotivi e di accesso a strategie di regolazione efficaci). Questa pubblicazione ha permesso di standardizzare la ricerca sul costrutto, favorendo studi empirici comparabili.
A partire dagli anni 2000, gli studi sulla disregolazione emotiva si sono spostati sul piano neurobiologico. Daniel Siegel (2012) ha introdotto il concetto di Finestra di Tolleranza, evidenziando come il sistema nervoso si regoli per mantenere l’equilibrio emotivo e come traumi e stress possano ridurre questa capacità. Parallelamente, studi di neuroimaging hanno identificato la disregolazione emotiva come una conseguenza dell’alterata connessione tra l’amigdala e la corteccia prefrontale (Etkin, Büchel, & Gross, 2015), con implicazioni per disturbi come ansia, depressione e PTSD.
Numerosi studi successivi hanno evidenziato l’impatto della disregolazione emotiva in diverse condizioni cliniche, tra cui i disturbi d’ansia, i disturbi dell’umore e il disturbo da uso di sostanze, mettendo in luce il ruolo trasversale della difficoltà di regolare le emozioni nei processi psicopatologici.
Stato attuale della ricerca
La ricerca più recente sulla disregolazione emotiva ha sottolineato innanzitutto la sua natura transdiagnostica, evidenziando come difficoltà nella regolazione delle emozioni siano riscontrabili in numerosi disturbi psicopatologici (Aldao et al., 2010; Berking & Wupperman, 2012). Parallelamente, gli studi neurobiologici indicano che queste difficoltà possano essere riconducibili ad alterazioni nelle reti cerebrali responsabili dell’elaborazione e del controllo top-down degli stati affettivi, in particolare tra corteccia prefrontale e strutture limbiche (Etkin et al., 2015; Sheppes et al., 2014).
Dal punto di vista contestuale e relazionale, le relazioni di attaccamento e le esperienze familiari emergono come fattori centrali nello sviluppo e nel mantenimento della disregolazione emotiva (Morelen et al., 2016). Inoltre, studi di tipo cross-culturale evidenziano come norme e valori socioculturali influenzino sia la scelta sia l’efficacia delle strategie di regolazione emotiva (Matsumoto et al., 2013). Capitolo a parte è dato dalla disregolazione nei disturbi del neurosviluppo con picchi di disregolazione molto elevati, in particolare in età evolutiva.
Sul fronte clinico, le terapie di terza ondata, tra cui gli approcci basati sulla mindfulness e la Dialectical Behavior Therapy (DBT), si sono dimostrate efficaci nel potenziare le abilità di regolazione emotiva, anche grazie all’integrazione di strategie personalizzate e supportate dalle nuove tecnologie (Murray et al., 2020). Nel complesso, lo stato attuale della ricerca converge nel considerare la disregolazione emotiva come un fenomeno complesso e multidimensionale, da affrontare con interventi integrati che tengano conto dei correlati neurobiologici, oltre che dei fattori ambientali e relazionali.
Bibliografia
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