COSA È LA DISERGOLAZIONE EMOTIVA?
APPROCCI COGNITIVO COMPORTAMENTALI ALLA DISREGOLAZIONE EMOTIVA
Pubblicato il 10.03.2025, a cura di Chiara Zanotelli e Tarcisio Sartori
L’approccio cognitivo alla disregolazione emotiva trova le sue prime radici nel contesto della cosiddetta “rivoluzione cognitiva”, che, a partire dagli anni Sessanta, ha iniziato a mettere in discussione i modelli comportamentisti tradizionali, ponendo sempre maggiore enfasi sul ruolo dei pensieri e delle convinzioni nel determinare le risposte affettive (Dobson, 2013).
In particolare, gli studi pionieristici di Ellis e Beck hanno aperto la strada a una comprensione più approfondita delle dinamiche cognitive alla base dei disturbi emotivi, gettando le basi per lo sviluppo di diversi approcci di terapia cognitiva (Ellis, 1994; Butler et al., 2006).
Nel corso dei decenni successivi, la ricerca ha portato a un continuo affinamento delle tecniche di ristrutturazione cognitiva, evidenziandone l’efficacia nel ridurre la severità dei sintomi emotivi e nel migliorare la qualità della vita dei pazienti (Butler et al., 2006). Parallelamente, l’attenzione si è spostata progressivamente dal semplice “lavoro sul contenuto” dei pensieri verso modelli più complessi, in cui la metacognizione e l’attenzione consapevole sono considerate componenti fondamentali per la stabilizzazione dell’equilibrio affettivo (Wells, 2013). Questo passaggio, spesso descritto come l’emergere di una “terza onda” delle terapie cognitivo-comportamentali, ha posto l’accento anche su aspetti quali l’accettazione, la mindfulness e la validazione emotiva (Linehan et al., 1993).
In tale prospettiva, la disregolazione emotiva è stata progressivamente identificata come un risultato di credenze irrazionali, processi di pensiero ripetitivi o metacognitivi disfunzionali, i quali contribuiscono all’intensificazione e al mantenimento di emozioni negative (Ellis, 1994; Wells, 2013). Gli approcci cognitivi si distinguono, tuttavia, per alcune differenze metodologiche: se la Cognitive Behavioral Therapy (CBT) e la Rational Emotive Behavior Therapy (REBT) si concentrano soprattutto sulla modifica dei pensieri automatici e delle credenze maladattive (Butler et al., 2006; Ellis, 1994), la Dialectical Behavior Therapy (DBT) e la Metacognitive Therapy (MCT) pongono l’accento, rispettivamente, sull’integrazione di tecniche di mindfulness e sul controllo dei processi cognitivi di tipo perseverativo (Linehan et al., 1993; Wells, 2013).
Di seguito, verranno descritti i principali modelli cognitivi che hanno affrontato il tema della disregolazione emotiva, evidenziando come ciascuno di essi fornisca strumenti specifici per la comprensione e il trattamento di reazioni affettive intense e maladattive.
Conclusioni
Gli approcci cognitivi alla disregolazione emotiva condividono l’idea che processi di pensiero disfunzionali giochino un ruolo rilevante nel perpetuare le reazioni affettive intense e difficilmente gestibili. Dalla ristrutturazione cognitiva (CBT, REBT) alle strategie dialettiche (DBT) fino alla modifica delle credenze metacognitive (MCT), l’obiettivo comune consiste nel fornire strumenti per riconoscere e modificare i pensieri e le convinzioni che alimentano la disregolazione, favorendo una maggiore stabilità emotiva e un miglior adattamento personale.
Bibliografia
Tecniche CBT nelle persone con autismo
La disregolazione emotiva nelle persone con autismo è un fenomeno complesso, caratterizzato da difficoltà nel riconoscere e gestire le proprie emozioni, con possibili manifestazioni di reazioni intense e talvolta apparentemente sproporzionate a eventi quotidiani (Samson et al., 2015; Berkovits et al., 2017). Gli interventi di tipo cognitivo-comportamentale (Cognitive Behavioral Therapy, CBT) per la disregolazione emotiva nell’autismo si basano sull’assunto che le difficoltà emotive possano essere affrontate intervenendo sia sui pensieri (componenti cognitive) sia sui comportamenti e sulle reazioni fisiche (componenti comportamentali). Nel caso di persone nello spettro autistico, tali programmi vengono in genere adattati alle specifiche caratteristiche di funzionamento cognitivo, sensoriale e sociale, prevedendo ad esempio l’uso di supporti visivi, un linguaggio concreto e la ripetizione sistematica di concetti e strategie (Wood et al., 2009; Scarpa, White, & Attwood, 2013).
Di seguito, alcuni elementi centrali e strategie di personalizzazione che caratterizzano gli interventi CBT per la disregolazione emotiva nell’autismo:
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